
Roma – ANFIA (Associazione Nazionale Industria Filiera Automobilistica) si è riunita oggi a Roma nell'Assemblea Pubblica annuale. “Il primo passo da compiere, per la filiera italiana, è aprirsi al cambiamento, – ha dichiarato Eugenio Razelli, Presidente dell’Associazione -. La filiera automotive italiana contribuisce in modo determinante allo sviluppo economico nazionale ed europeo. In Italia il nostro comparto è uno dei principali creatori di ricchezza e datori di lavoro, con oltre 1,2 milioni di addetti, e dà il contributo più significativo alle entrate fiscali dello Stato con quasi 68 miliardi di Euro versati nel 2010 (+1,2% sul 2009), pari al 16,6% del gettito fiscale nazionale complessivo e al 4,4% del PIL, ben oltre la media europea (3,8% nei 5 principali mercati europei)”. Nei primi nove mesi del 2011, il mercato auto italiano ha segnato una contrazione dell’11,3% sullo stesso periodo dello scorso anno. Se questa tendenza negativa proseguirà – com’è prevedibile – anche nei prossimi 3 mesi, l’apertura del 2012 si preannuncia critica per il mercato e, molto probabilmente, il 2012 chiuderà con volumi di immatricolazioni ancora più bassi di quelli del 2011, per il quale la previsione di chiusura a 1.740.000 unità indica che la domanda è tornata ai livelli del periodo 1993-1996. “Nel periodo gennaio-settembre 2011, a fronte di una riduzione dei chilometri percorsi rispetto al 2010 (riduzione dei consumi di carburanti per autotrazione: -0.5%), la spesa degli italiani per diesel e benzina è aumentata del 15,4% - ha affermato il Presidente ANFIA. Questo significa che il costo di benzina e diesel è salito alle stelle nei primi nove mesi dell’anno. L’effetto combinato delle due misure di incremento delle accise varate ad aprile (Fondo Unico Spettacolo) e a giugno (emergenza immigrati) e diventate effettive dal 1° luglio, ha prodotto un incremento delle accise del 7,3% per la benzina e del 9,7% per il gasolio. Questi rincari, sommati agli altri interventi di inasprimento del prelievo fiscale a danno degli automobilisti a cui abbiamo assistito fin da inizio 2011 e all’aumento dell’IVA (dal 20 al 21%), deprimeranno ulteriormente il mercato - facendo perdere alle casse dello Stato l’extra-gettito IVA derivante dalla vendita di nuove vetture - e innescheranno una pericolosa spirale negativa. Infine, l’andamento del mercato è condizionato anche dalla flessione del potere d’acquisto delle famiglie italiane negli ultimi anni: -1% nel 2008 sul 2007; -3,1% nel 2009 sul 2008; +0,6% nel 2010 sul 2009”. Di fronte a una competizione sempre più globale, l’industria sta reagendo con ingenti investimenti in tecnologie, in linea con regolamentazioni sempre più stringenti. Ma la competitività, in un sistema globale, non è quella delle singole imprese, bensì dell’intero Sistema Paese. Filiera automotive e Sistema Paese devono, allora, cooperare sul fronte comune del vantaggio competitivo, la prima lavorando sulla la crescita dimensionale e il potenziamento degli investimenti tecnologici, degli investimenti in R&S e dell’internazionalizzazione, il secondo individuando soluzioni concrete per il rilancio dell’economia, la semplificazione del sistema decisionale, la flessibilità e la riduzione del costo complessivo del lavoro". Infine, proponiamo interventi di finanza agevolata come la promozione del green public procurement – sia per garantire bassi livelli di particolato e di CO2, sia per esercitare un “effetto traino” sul mercato dei prodotti ecologici – e la defiscalizzazione degli utili reinvestiti per l’acquisto di veicoli innovativi a beneficio, in particolare, dei veicoli industriali e rimorchiati”.