BOLOGNA - Nel 2006 gli italiani hanno speso 1.731 milioni di euro per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzate. Rispetto al 2005 il calo è del 10,3%. Questa cifra comprende il pagamento della tariffa fissata per le revisioni per complessivi 453,6 milioni di euro ed il costo delle operazioni di manutenzione e riparazione necessarie per porre gli autoveicoli in grado di superare i controlli previsti, cioè la spesa per la cosiddetta attività di prerevisione, che ammonta a 1.277,4 milioni di euro. Nel corso del 2006 le revisioni effettuate dalle officine private autorizzate sono state 11.204.729 (-11,4%), mentre il numero delle officine private autorizzate ad eseguire i controlli periodici è aumentato (+3,1%), salendo a 5.508 unità. Il calo del numero delle revisioni, sottolinea l’Osservatorio Autopromotec, è dovuto in particolare al fatto che il numero di autoveicoli chiamati nel 2006 ad eseguire i controlli è significativamente inferiore rispetto a quelli chiamati a revisione nel 2005. Ciò, ovviamente, ha inciso negativamente anche sul reddito delle officine private di revisione. Il fatturato medio per officina per la pura attività di revisione è stato, infatti, di 52.524 euro, il calo (-14,1%) è più che consistente ed in assoluto il valore medio del giro d’affari di una officina di revisione non è adeguato all’impegno ed agli investimenti fatti nell’attività. Ciò dipende non solo dall’insufficiente volume di lavoro, ma soprattutto dall’inadeguatezza dei compensi previsti per l’attività di revisione. Il problema nasce dal fatto che, dei 40,48 euro attualmente corrisposti dagli automobilisti per la revisione del loro mezzo ben 14,66 euro sono assorbiti da tasse e concessioni governative, mentre il compenso per le officine private è di 25,82 euro, una cifra di gran lunga inferiore alla media europea ed insufficiente a coprire il costo del servizio ed a garantire la qualità della prestazione. Un’operazione di revisione, infatti, dura circa mezz’ora, comporta la presenza del responsabile tecnico e di un operatore di linea, genera un notevole carico di lavoro burocratico e inoltre sulla gestione dell’attività gravano i costi di ammortamento delle attrezzature, dei locali occupati e le spese generali. Per queste ragioni, da tempo, gli operatori e le organizzazioni di categoria chiedono un indispensabile adeguamento tariffario per le revisioni degli autoveicoli in applicazione di quanto già previsto dalla legge 870/86. Nel nostro Paese, infatti, le tariffe per le officine di revisione sono ferme dal 5 giugno 1999, quando sono state fissate a 50.000 lire. Tale richiesta, finalmente, è stata recentemente recepita dalla Finanziaria 2007 che ha fissato per il 31 gennaio 2007 il termine di emanazione di un decreto interministeriale di adeguamento della tariffa per la revisione degli autoveicoli "in cifra uguale per le operazioni eseguite dagli uffici della Motorizzazione e per quelle eseguite dai centri privati". Il decreto del Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, a tutt’oggi, non è però ancora stato emanato. Il Consiglio di Stato lo scorso 19 febbraio ha infatti bloccato il provvedimento relativo. La revisione – sottolinea l’Osservatorio Autopromotec - non è una tassa da pagare, ma un importante strumento per la corretta manutenzione del parco circolante e, di conseguenza, per la tutela della sicurezza stradale e dell’ambiente. Codice alla mano, l'omessa revisione implica la sanzione amministrativa da un minimo di Euro 143,00 ad un massimo di Euro 573,00, nonché il ritiro della carta di circolazione, che sarà restituita soltanto dopo il superamento della revisione alla Motorizzazione provinciale. Se la violazione è rilevata in autostrada, si procede al fermo amministrativo del veicolo. Ma per chi non è in regola ci sono conseguenze anche dal punto di vista delle coperture assicurative. Alcune compagnie prevedono infatti nei propri contratti una specifica clausola di "esclusione e rivalsa" nei confronti degli automobilisti che circolino con auto non revisionate secondo gli obblighi di legge. Ciò significa che in caso di incidente con danni a persone o cose, la compagnia risarcisce il terzo, ma poi si rivale sull’assicurato, che deve pagare il conto di tasca propria.




